LE ASSICURAZIONI SULLA VITA

Buono del tesoro INAIl bisogno di protezione e di difesa ha da sempre, fin dalle origini, caratterizzato l’esistenza dell’essere umano, che si è ingegnato di continuo ad affrontare le circostanze che possano arrecargli qualche danno. È questo il principio su cui si basa l’assicurazione sulla vita, che ha come scopo quello di offrire ai beneficiari designati dall’assicurato un capitale o una rendita che possano garantire loro i mezzi per la sopravvivenza. Se la sottoscrizione di una polizza di assicurazione sulla vita è caratterizzata da implicazioni sul piano affettivo e morale, essa rimane comunque un contratto tra due parti e quindi rientra a pieno titolo in una logica di tipo economico.

Se in un primo momento la pratica dell’assicurazione della vita era stata vista quasi come una scommessa sulla sopravvivenza dell’individuo, fu con la nascita del calcolo delle probabilità che cambiarono le cose. A partire dal XVII secolo, si iniziarono a studiare, attraverso ricerche empiriche, le probabilità che una serie di eventi rischiosi assunti dagli assicuratori nei vari rami si potessero realmente verificare.

L’uso della statistica per valutare le probabilità di durata della vita si ebbe per la prima volta nell’iniziativa di Lorenzo de Tonti, un banchiere napoletano vissuto nel Seicento. Egli ideò il sistema della “tontina”, vale a dire un capitale costituito attraverso la partecipazione di molti sottoscrittori i quali godevano di una rendita vitalizia realizzata con gli utili derivanti dagli investimenti del capitale stesso: ogni volta che un sottoscrittore moriva, la sua quota veniva ripartita tra i superstiti e, una volta morti tutti i partecipanti, il capitale restava acquisito dallo Stato. Questo metodo era inteso alla stregua del gioco d’azzardo, anche se la sua pratica può essere rintracciata ancora nell’Ottocento.